Turbo-disc

  • Semplice controllo del processo
  • Eccellente resistenza ai sovraccarichi
  • Buona resistenza contro gli shock da sostanze tossiche e/o inibenti
  • Bassi costi energetici
  • Bassi costi di esercizio e manutenzione
  • Volumi ed ingombri limitati
  • Trasferimento diretto dell’ossigeno
  • Elevati rendimenti di rimozione del bod
  • Indipendenza della temperatura ambiente
  • Assenza di rumori
  • Assenza di aerosol
  • Facilità di trasporto e montaggio

Il principio di funzionamento dei dischi biologici, si ricollega concettualmente a quello dei letti percolatori; mentre nei letti percolatori il liquame scorre attraverso un supporto fisso, nei biodischi sia il liquame che il supporto sono in movimento.

I rotori TURBO-DISC consistono sostanzialmente in unità costituite da dischetti in materiale plastico (polipropilene isotattico), affiancati e montati su un albero orizzontale.
L’albero ruota lentamente, mentre il 40% della superficie del rotore rimane immersa nel liquame. Durante la rotazione, la serie di dischetti che compongono il rotore biologico si ricopre immediatamente di uno strato di biomassa, che trasporta una pellicola di effluente a contatto dell’aria; l’effluente percola sulla superficie del materiale plastico assorbendo l’ossigeno contenuto nell’aria.

Lo schema di funzionamento del rotore TURBO-DISC è concepito su due o tre stadi in serie, dove ogni stadio opera come un reattore a se stante, in cui la crescita della biomassa e il suo distacco dal mezzo plastico, sono in una situazione di equilibrio dinamico.
L’acqua trattata e la biomassa distaccata, passano attraverso ogni stadio; in questo percorso,si realizza un progressivo incremento del grado di abbattimento della sostanza organica, effettuata da specifici batteri presenti in ogni stadio, che si differenziano in funzione della progressiva modificazione delle caratteristiche dell’effluente, ottenendo perciò rendimenti di depurazione maggiori del 85%.
Sui dischetti è in grado di svilupparsi e di mantenersi uno strato di biomassa dello spessore di 2÷3 mm.; il tenore dei solidi di tale strato è di circa 70 ÷ 100 gr/lt il che corrisponde a circa 15÷20 gr/lt di SS nella massa liquida presente nelle vasche; questa rilevante concentrazione dei fanghi, consente di operare con tempi di ritenzione molto brevi, per cui sono necessari volumi molto inferiori rispetto al sistema a fanghi attivi.
Inoltre il terzo stadio viene dimensionato con un carico organico superficiale inferiore a 8,0 gr BOD/mqxg, per cui si provvede ad una vera e propria aerazione prolungata del fango con stabilizzazione dello stesso, così che esso potrà essere manipolato nei successivi trattamenti di disidratazione, senza alcun problema di natura igienica.
Dovendo inoltre prevedere per l’effluente finale l’ossidazione, spinta dall’azoto ammoniacale, l’impianto TURBO-DISC viene dimensionato tenendo presente che la nitrificazione sarà tanto maggiore, quanto minore è il carico idraulico superficiale applicato, per cui il trattamento biologico verrà dimensionato in modo che il carico idraulico superficiale sia inferiore a 50 lt/mqxg, condizione indispensabile per un abbattimento dell’azoto maggiore di 85%.

I vantaggi del rotore biologico TURBO-DISC rispetto ai tipi attualmente in commercio, dipendono dal fatto che il rotore è costituito da numerosi dischetti che affiancati gli uni agli altri formano tanti piccoli rotori che oltre a ruotare attorno all’asse principale, durante l’immersione,ruotano anche su se stessi, aumentando in tal modo l’agitazione e l’assorbimento dell’ossigeno da parte della pellicola biologica, inoltre tale conformazione evita possibili intasamenti dovuti ad una crescita eccessiva della pellicola biologica; durante lo spoglio della pellicola, questa non deve attraversare tutta la larghezza del rotore, come succede nei rotori tradizionali, ma deve solo staccarsi dai dischetti del diametro di 15 mm.